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TheMatBlog
12 novembre 2009
Sotto un cielo così azzurro
 



La vita pone un’incessante serie di sfide, tutte ugualmente complicate e spesso dalle implicazioni disumane. E come se non bastasse, abbiamo un tempo limitato per trovare le risposte. Allora ci perdiamo dietro ai sogni, senza agire mai, oppure scegliamo sul momento.
Sconsideratamente.



Hai superato la tua sfida, e ti senti un eroe .

Con la musica attorno a te,
ogni strada è un nuovo mondo.
Ti senti viva, ti senti importante.
Ti senti libera e invincibile.
Sorridi fiera.

Alza la testa, è lì.
Solo per te...quel cielo così azzurro.







Ma noi non siamo Dei, non siamo onnipotenti. Per questo a volte siamo costretti a diventare Demoni.




Non dovresti mai aspettarti che gli altri siano come te,
pensino come te,
provino quello che provi tu.
Sei delusa.

Questa volta, senti che la sfida l'hai persa tu.
La musica diventa triste e lacerante,
e le strade conosciute una ferita che si riapre ogni volta.
Non ti senti viva, nè importante.

E non sei tu a sorridere, sono gli altri.
Sei debole, e tremi.

Ma non avere paura,
è solo un pò di te che se ne va.
In un mondo un pò più grigio,

alzi la testa.
Quanto vorresti poter rivedere ancora
...quel cielo così azzurro
.






A volte non interessa sapere se esiste, altre volte abbiamo bisogno che ci guardi. In quel cielo così azzurro, l'uomo ha bisogno di un Dio, qualsiasi esso sia.




Qualche volta vorresti correre avanti, a testa bassa, per cambiare tutto.
E dimenticare ciò che hai alle spalle.
Altre volte invece vorresti fermarti e rimanere lì, immobile.
E ricordare, fissando il suo viso,
impresso lì, in quel cielo...sempre così azzurro.




How many times must a man look up, before he can see the sky?



Ora ti senti sola.
Lo sai, la paura

è una cicatrice che sigilla
anche l'anima più dura.

Ma sotto il velo malinconico
di un tramonto tempestoso

anche per te arriverà
la tua notte stellata.

Alza la testa.
Guardaci.

Siamo di nuovo qui,
...sotto un cielo così azzurro.






permalink | inviato da themat il 12/11/2009 alle 19:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
28 giugno 2009
Imparare a volare
È seduta accanto alla finestra,
occhi rivolti alla Luna,
sperando che il ricordo di Lui
lasci il suo spirito al più presto.

Lei chiude le porte e le luci
e adagia il suo corpo sul letto,
dove immagini e parole scorrono profondamente.

È troppo orgogliosa per tirarsi le lenzuola sulla testa,
allora tranquillamente giace
e aspetta di dormire.






Il cupo dei pensieri interrotto da un rumore.
Con l'ansia nel respiro, veloce apre gli occhi
e oltre la finestra, nel buio della notte,
sospeso nel vuoto ancora Lui.

Le prende la mano, e la porta via in alto,
volando fino al punto
in cui non li vedi più.

Due anime in tensione
che insieme imparano a volare.
Così legate alla terra, ma determinate nel tentare.







Incredula di ciò che accade,
Lei pensa e ripensa ad ogni cosa.
Il vento le accarezza
questa prigione di pensieri.

E le paure che l'accecano
le impediscono di vedere
che la sua ombra libera già corre sulle nuvole.

Ma la mano che la stringe è un'attrazione fatale.
Un desiderio profondo,
davvero impossibile da realizzare?







Al di sopra del mondo, è Lui che la sorregge
in un sogno non minacciato dalla luce del giorno.
Senza più ascoltare inesistenti avvertimenti,
scioglie le catene e si affida al suo abbraccio.


Ora può vedere consapevole
ciò che già stava vivendo.

Un volo senza paure,
su un campo spazzato dal vento.

E non c'è sensazione che si possa paragonare a questa.
Un abbraccio infinito, uno stato d'ebbrezza.
Non riesce a distogliere lo sguardo dai Cieli che le girano attorno.


Due anime in tensione

che insieme imparano a volare.
Così legate alla terra, ma determinate nel tentare.






permalink | inviato da themat il 28/6/2009 alle 15:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
SOCIETA'
13 maggio 2009
Mi Offende Blues
Mi Offende







Mi offende il fatto che quando non sono d'accordo su una cosa mi dicono che remo contro.


Mi offendono le nocche dei giornalisti che battono sul vetro delle macchine dei terremotati e chiedono
"Come va? Avete passato la notte in macchina per la paura?"

Cosa deve rispondere!?
"No, perchè volevamo vedere l'alba!"



Mi offendono quelli che si mettono il casco da pompiere, ma si vede che è per la prima volta!


Mi offendono quelli che consolano le vecchiette
e ci tengono a farcelo sapere
.



Mi offendono gli ospedali costruiti come si costruiscono i castelli di sabbia sulla spiaggia.


Mi offendono certe parole, tipo
"Terremotati! Andate tutti al mare, tanto paga lo Stato!
Fate finta di fare una bella vacanza!
"
E quelli del Belice
"Ci sarebbe un posticino anche per noi che stiamo nei container da anni?"



Mi offende e mi piace offendermi per l'entusiasmo nazionale per un cane randagio salvato dalle macerie, quando due giorni prima tutti volevano sterminarli in Sicilia.


Mi offendono le tette delle inviate che stanno troppo su,
davanti alle case che vanno troppo giù.









Mi offendono gli ingegneri che dicono che le case che son crollate erano in regola... è il terremoto che non è a norma!! E' dalla preistoria che arriva quando cazzo gli pare e non avverte mai!


Mi offendono i gadgets dei quotidiani, la social card, i bambini che urlano a ristorante,
ma soprattutto mi offende l'impossibilità di non poter picchiare i genitori di questi bambini.



Mi offendono quelli che dicono che l'Aids si combatte solo con la castità.
Sarebbe come dire che la miopia si sconfigge al buio chiudendo gli occhi.



Mi offendono i farmacisti che quando gli chiedi la pillola del giorno dopo,
ti rispondono
"E passi domani!"



Mi offende il silenzio che ci sarà sugli appalti per la ricostruzione.
Mi offende che si accusi Roberto Saviano per aver detto che ci sarà il silenzio sugli appalti per la ricostruzione.
Mi offende che chi invoca silenzio è quello che parla di più.


Mi offende il Grande Fratello.
Mi offende la sua ignoranza.
E mi offende che mi venga proposta questa ignoranza,
pensando che possa piacermi.



Mi offende una puntata di Porta a Porta sulle Rughe.
Con in sala il Plastico di Cogne.
Ecco a cosa serviva...



Mi offende che in tv si discuta di Veronica che lascia Berlusconi.
Mentre a noi toccherà sopportarlo tutta la vita.



Mi offende il razzismo.
Mi offende
generalizzare sugli immigrati.
E mi offende pensare ad un autobus con posti per soli milanesi.
C'aveva ragione quel tedesco, che non riuscì a fermarli tutti solo a causa di uno sbarco di extracomunitari in Normandia.



Mi offendono la censura, le notizie manipolate.
Ma ancor di più mi offendono quelle occultate.


Mi offende
chi sa benissimo chi sia Tiesto, o David Morales.
Ma no, questo Neruda proprio non l'ha sentito.
Sarà uno nuovo...


Mi offende, mi annoia e mi danna stare qui a parlare ancora della satira.


Qualcuno ha detto che
la vera libertà di espressione è dire quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire.
Chi l'ha detto?
Orwell
l'ha detto.





(Tratto da e ispirato a Paolo Rossi)



permalink | inviato da themat il 13/5/2009 alle 0:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
SOCIETA'
4 aprile 2009
Life on Mars?
Un pennello.
E La Mano che dipinge.

 

È un quadro delicato e diafano.

Un chiaro pennacchio di fumo,

Di una nave lontana all’orizzonte.

Che dondola, e si avvicina.

E giunge fino alla costa.

E gli occhi curiosi di una ragazza

che dal vascello guardano quel nuovo mondo.


La Terra.



Nuovi colori, nuovo pennello.

E la stessa Mano.

 

È un quadro bellissimo e luminoso.

È verde di alberi e azzurro di mare, laghi e fiumi.

Ci sono persone, e sono tutte uguali, e si abbracciano.

E case e bestie e fiori, e boschi e stagioni e altri mille colori.

E la ragazza affascinata osserva un cielo limpido e pieno di nuvole.

E sogni.



Ma metti bene a fuoco ragazza,

garda bene, prima di avvicinarti oltre.




Guarda bene, perché è uno strano quadro!

Era solo una bugia, non era un dipinto, e non c’è alcuna Mano!

È solo un grigio schermo televisivo!

C’è solo un salotto vuoto con una tv qui, nessun Pittore!

Ed è uno show strano e senza senso!

E dentro ci sono persone, ma non si considerano uguali!

Cavernicoli che si fanno la guerra!

Si ammazzano tra di loro,

perché non hanno pazienza di morire,

consumati dal cancro o dalla fame!

Soldati che distruggono case e bestie, e fiori e boschi!

E gli uomini non stanno abbracciando le donne!

E il cielo è sempre pieno di sogni, ma non puoi affatto volare!

E non ci sono uccelli ma solo bombe!

Ed il terreno è pieno di buche!

C'è solo caos, e pochi ne godono,

e sorridono felici mentre i molti piangono!

E sta attento a non cadere, e a voltare le spalle...

Ti spareranno, e non ci sarà nessun avvocato a difendere te...

Forse l’assassino…



...



Era solo una bugia, non era un dipinto, e non c’è alcuna Mano...

È solo un grigio schermo televisivo...

C’è solo un salotto vuoto con una tv qui, nessun Pittore...

Ed è uno show strano...

...e senza senso...




Non era un quadro,

È solo uno stupido Reality, sporco di soldi,

e lì dentro ormai ci sei anche tu…

 


Scappa ragazza,

senza famiglia e senza amici,

scappa lontano,

torna sulla tua nave e va via.

Via lontano.



Chissà, c’è magari vita su Marte?




permalink | inviato da themat il 4/4/2009 alle 0:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
27 ottobre 2008
Sogno e realtà
Un uomo come tanti


Vive la sua vita grigia, lavorando in un freddo ufficio, avvolto da gente verso cui è indifferente.
Lascia scivolare la giornata in un fluire monotono.
Incolore.
Costante.

E insensibile agli eventi.
Cammina apatico per le strade, trascinando una pesante àncora.
Gli è stata legata ai piedi, e lo tiene ben saldo alla realtà.
Lui non può vederla, e quella catena non gli permette di volare.
Lui può solo trasportarla con se fino alla notte.
Quando finalmente sarà nel letto.
Quando finalmente chiuderà gli occhi. Trovando la chiave per un altro mondo, aprendo le porte della sua mente, e iniziando ad osservare, malinconico, i propri sogni.

Solo osservarli.
Nient'altro che osservarli, di notte, in un atteso sonno.
Allungando la mano per sfiorarli, ma senza poterli raggiungere.
Incatenato alla materialità.



Solo aspettando il momento
in cui anche la realtà
incontrerà i sogni.






Ha le orecchie a punta


Un paio di simpatiche antenne.
E vive nella sua testa.
Saltella tutto il giorno tra strane bolle di sapone colorate, in un mondo luminoso e fiabesco.
Ed ogni bolla è un sogno.

Le osserva affascinato, sorpreso di cosa possa essere stato generato in ognuna di quelle sfere. Meravigliato da quanti colori possano convivere in ognuna di esse, di quanta felicità possano contenere.
Vorrebbe dare vita ad ognuno di quei sogni con cui gioca.
Ma non può.

Non può perchè quella maledetta porticina sulla realtà non lo lascia passare.
La realtà è un mondo che non gli appartiene.
Ed è costretto lì, tra immagini pure e sogni che non conoscono realtà, a vagare tra mille sfere, senza poterle dare vita.




Solo aspettando il momento
in cui anche i sogni
incontreranno la realtà.






Ed ora che i sogni sono entrati nella porta della realtà
Ed ora che la realtà ha conosciuto i sogni
Posso solo sperare che un Paradiso esista
Perchè non ci basterà una vita per viverli tutti.




permalink | inviato da themat il 27/10/2008 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
30 settembre 2008
Guardando le stelle
Gli Dei quando vogliono confondere gli uomini si vestono da stelle, per indicare false radure nella selva.


Camminiamo insieme mano nella mano.
Vicini.
E guardiamo in alto.
Ad un tratto lasci la presa, e piano ti libri in volo. Leggera, scivoli su, tra le stelle e i sogni, e il tuo viso diventa la notte, e i tuoi occhi sono ogni stella.





She's got eyes of the bluest skies
as if they thought of rain
I hate to look into those eyes
and see an ounce of pain

(Guns N' Roses)



E' bello il cielo stanotte, non trovi?
Sembra uno specchio, ricoperto da mille gocce. Sono come lacrime della Luna, ferme sul tuo viso. E quando una di esse nasce dai tuoi occhi, e cade giu lungo la guancia, sulla Terra, vedendola, qualcuno esprimerà un desiderio.







permalink | inviato da themat il 30/9/2008 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
17 settembre 2008
Il Muro
Mother do you think they'll drop the bomb?


L'essere umano non è cattivo.
Ma lo diventa volentieri.
Continuamente ti aggredisce fiaccando la tua resistenza, alimentando il senso di ingiustizia e di crudeltà. Acciecato dal potere, dall'odio, dall'egoismo, è pronto a cavalcare una bomba dirigendola verso di te, fino a renderti sempre più insensibile, sempre più deluso. E disilluso.


E sempre più cattivo
.



Lui non sembra altro che un normalissimo ragazzo. Vive sereno la sua vita semplice, volando con la fantasia oltre i confini, ma scivolando spesso nel suo guscio solitario.






Of course,
Mama is gonna help build the Wall



Innalziamo un muro per proteggerci dalla cattiveria, dalle ingiustizie e dalla crudeltà. Volontariamente ci isoliamo da chi insistentemente prova a farci del male. Rendiamo imponente e impenetrabile il nostro riparo.


Eppure non sempre basterà per difenderci.



Una strana e calda scia rossa entrerà in quella minuscola crepa nel muro, allargandola sempre più, facendone una breccia. Eluderà le nostre difese, giungendo fino a noi. E da li, da dentro, inizierà ad abbattere la nostra fortezza. E saremo vulnerabili. E verremo colpiti.








Lui è un ragazzo un pò strano. E' stato sconfitto ancora una volta. E ora, con un sapore amaro in bocca, riprende tra le mani i suoi mattoni, per ricostruire il suo muro. Più alto di prima. Più robusto. Per isolarsi ancora da quella cattiveria. E scivolare sempre più nel suo guscio solitario.






Mother, did it need to be so high




permalink | inviato da themat il 17/9/2008 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
29 agosto 2008
Il mio assolo
La Storia del Mondo è come una musica infinita
suonata da una grandissima orchestra.



Tutti noi abbiamo, nell'orchestra, la nostra piccola parte. Siamo tante voci in un coro.

Nel suo piccolo ognuno può fare ciò che desidera. Alzare forte il suo canto, o zittirsi. Può guardarsi attorno e provare a cantare meglio di chi gli sta accanto. Può cercare di perfezionarsi, di realizzarsi appieno ed essere il migliore nel suo spazietto li, sul palco assieme a quell'enorme coro.
Ma pochi se ne accorgeranno.
Per quanto tu ti sforzi, la musica non cambierà.
Perchè in quella grandissima orchestra,
il tuo non è che un filo di voce,
che non incide sulla sinfonia
della Storia del Mondo.







Continua la tua vita in quel coro.


Dai tutto te stesso e canta, canta ancora di più, e canta sempre più forte. Dai vita alle tue note più belle. E quando, senza più fiato, ti zittirai, nessuno si sarà reso conto del tuo sforzo. Quando sfinito ripenserai a quei suoni, vedrai che non sono che un minuscolo alito di vento, in quell'enorme orchestra. La musica andrà avanti, quel coro troppo grande e troppo affollato proseguirà il suo canto. Anche senza di te. E quando andrai via, nessuno si accorgerà della tua assenza.
E il tuo canto scivolerà anonimo
nell'immenso coro della Storia del Mondo.







Tutto questo è dedicato ai folli. Agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane. A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti. E non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, o potete essere in disaccordo con loro. Potete glorificarli o denigrarli. Ma l'unica cosa che non potrete fare è ignorarli. Perchè riescono a cambiare le cose. Perchè fanno progredire l'umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio. Perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo...lo cambiano davvero.








Ma un giorno l'orchestra si fermerà.



Sarà in quell'istante che prenderò la chitarra, e uscirò da quell'enorme coro. Mi farò spazio tra la gente silenziosa. Nell'incredulità generale salirò in piedi sul pianoforte, dove ognuno mi osserverà. E li, sul tetto del mondo, inizierò il mio assolo.


E tutti dovranno ascoltarmi.

E tutti vorranno ascoltarmi.
E in quegli istanti di silenzio,

anche il mondo si inchinerà al suono di una chitarra.







permalink | inviato da themat il 29/8/2008 alle 4:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
21 agosto 2008
Who wants to live forever
Un altro dialogo per la sezione "Varie"!
Sto trovando sfogo in un nuovo post, ma poichè ci vorrà ancora qualche giorno per terminarlo, ed è gia da un pò che non aggiorno, ho preferito, nel frattempo, riscrivere qui un dialogo che sicuramente conoscerete. E, come in occasione del precedente, anche questo ha un pò la funzione di variare un pò l'atmosfera del blog. Come gia dissi in precedenza, ogni tanto bisogna cambiare, se no si diventa monotoni!
Quello che segue è un dialogo un pò (molto) pessimista. Ma non ho intenzione di rovinarvi la giornata con una cappa di tristezza. Semplicemente lo considero un componimento che invita un attimo a riflettere. Sperando anche in questa occasione di pubblicare qualcosa di interessante, vi lascio a:

"Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere"






Venditore:
Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? 
Passeggere: Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore: Si signore.
Passeggere: Credete che sarà felice quest'anno nuovo? 
Venditore: Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere: Come quest'anno passato?
Venditore: Più più assai.
Passeggere: Come quello di là?
Venditore: Più più, illustrissimo.
Passeggere: Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore: Signor no, non mi piacerebbe. 
Passeggere: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore: Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere: A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore: Io? non saprei.
Passeggere: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore: No in verità, illustrissimo.
Passeggere: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore: Cotesto si sa.





Passeggere: Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore: Cotesto non vorrei.
Passeggere: Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore: Lo credo cotesto.
Passeggere: Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore: Signor no davvero, non tornerei.

Passeggere: Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore: Appunto.
Passeggere: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opi
nione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore: Speriamo.

Passeggere:
Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere: Ecco trenta soldi.
Venditore: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.




There's no time for us
There's no place for us
What is this thing that builds our dreams
yet slips away from us?

(Queen)



permalink | inviato da themat il 21/8/2008 alle 0:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
28 luglio 2008
La Terra nella mano

Non vuoi respirare l’aria che invece respiri,
non vuoi vivere una vita da sola.


Hai aperto la finestra e hai visto la falce di Luna. Hai intrecciato fiori e ne hai fatto corde.
Sei uscita dalla camera. Volando fin lassù, alle estremità di quella falce, hai legato le tue funi.

Ne hai fatto un'altalena.

Ti dondoli piano, e una mano d’aria fredda ti riavvia i capelli. Hai un vestito bianco, e la luce delle stelle ti accarezza il corpo.

Guarda giu.


Ora sei spettatrice della Terra, Anna Lee.


Voli sempre così in alto, arrivando fin quassù.


Lo fai per superare le nuvole, e quello strato di fuliggine che solo tu vedi. Nei tuoi occhi si riflette una scena vivida. È una mano che stringe le persone, e le obbliga a giudicare, a classificare e a criticare. E tu sei stanca di quella mano. Sei stanca di essere giudicata, di essere classificata, e infine criticata per ciò che tu fai. Per ciò che tu sei. Ma su questa altalena, non arrivano le mani. Quelle braccia tese pronte a chiedere, quelle braccia sempre più lunghe di quelle disposte a dare, non arrivano fin quassù.


Respira ancora.
Sei libera qui, Anna Lee.




Ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera


Sei sopra le teste di tutti, eppure non ti vedono.

Perché quella mano li muove, li agita. Li tiene impegnati spingendoli verso cose futili. E nessuno alza mai la testa. Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici. Hanno creato quella mano.



Quant'è bello il pianeta.
Quanto adori osservarlo da li.



Vorresti che quella mano fosse la tua. Vorresti prendere quella sfera azzurra, tenerla sul palmo. Farla scivolare verso le dita, farla danzare sulle punte e quindi aspettare che si fermi sul dorso. Vorresti giocarci, facendotela scivolare da una mano all’altra, come fossi un giocoliere. E la sfera corre sul tuo corpo, confondendosi con la tua pelle. Corre senza catene sul tuo petto, sulle tue braccia.


Una farfalla che segue i tuoi gesti e si muove assieme a te.


Fin quando non la libererai dalla tua presa, per rimetterla al suo posto.


E non è più tua.
Non è mai stata tua.





Non vuoi respirare l’aria che respiri,

non vuoi vivere una vita da sola.

A quale luogo appartieni, Anna Lee?



permalink | inviato da themat il 28/7/2008 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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